Achille Maccapani Blog

gennaio 12, 2010

La recensione de “la Voce Intemelia”

Archiviato in: Uncategorized — achillemaccapani @ 1:29 pm

(Sul numero di dicembre 2009 de “la Voce Intemelia”, periodico mensile diffuso per abbonamento, e conosciuto unanimemente quale primo vero organo di informazione indipendente a Ventimiglia, peraltro operante ininterrottamente dal 1946, è stata pubblicata una recensione-cronaca dedicata al romanzo “Confessioni di un evirato cantore”, e che si sofferma altresì sulla conferenza svoltasi nella città di confine il 28 novembre 2009. Propongo di seguito il testo dell’articolo, come pure il file pdf, nella consapevolezza che l’autrice Lorella Gavazzi (che ringrazio, unitamente alla direttrice responsabile prof.ssa Marisa De Vincenti Amalberti) ha saputo tracciare in estrema sintesi il risultato complessivo di un prodotto narrativo, questo romanzo. A.M.)

Si è tenuta a Ventimiglia la prima presentazione in Liguria di “Confessioni di un evirato cantore”. L’incontro si è svolto il 28 novembre scorso presso la sala riunioni dell’Hotel Posta dove, oltre l’autore, sono intervenuti come relatori la dott.ssa Daniela Gandolfi e Diego Marangon. Scrittore del libro, pubblicato da Fratelli Frilli, è il segretario comunale della città di confine Achille Maccapani. Scrittore per passione, Maccapani – che ha già al suo attivo altre due pubblicazioni – in quest’ultimo romanzo traccia un affresco storico intringante ed avvincente del periodo a cavallo tra il settecento e l’ottocento. Protagonista della narrazione è il cantante lirico Luigi Marchesi, divenuto, non senza compromessi, primo sopranista al teatro alla Scala e quindi una delle voci più richieste dai grandi teatri d’Europa. Ed è attraverso le vicissitudini della sua vita, tra successi e pericoli, il grande amore di Maria Cosway, e colpi di scena inaspettati, che il lettore è accompagnato alla scoperta dei teatri d’opera di allora, e a comprendere dimensioni, anche sconosciute, delle grandi personalità di quel tempo. Dai noti direttori d’orchestra, a Mozart e Paganini, passando per Foscolo e Napoleone Bonaparte, è insomma un romanzo che, offrendo un tuffo nella storia – ricostruita in maniera ineccepibile – sa anche calamitare l’attenzione del lettore attraverso uno stile letterario originale e tutto da scoprire.

Lorella Gavazzi

gennaio 4, 2010

La recensione dell’Evirato sul “Corriere nazionale” del 3 gennaio 2010

Archiviato in: Uncategorized — achillemaccapani @ 11:08 am

(Davvero bella, sorprendente e molto toccante, questa recensione che Marino Magliani ha dedicato al romanzo “Confessioni di un evirato cantore”, pubblicata nella pagina culturale del “Corriere nazionale” del 3 gennaio 2010. La riporto integralmente, sperando di fare cosa gradita ai lettori. Colgo l’occasione per ringraziare la direttrice Stefania Nardini, per l’ospitalità concessa, e Marino per questa lieta sorpresa di inizio 2010. A.M.)

Il romanzo di Achille Maccapani, “Confessioni di un evirato cantore”(ed. Frilli ) ha una copertina assai massimalista e nello stesso tempo intima. Un po’ come la storia che ci racconta Maccapani per dirla tutta. Abbandoniamo i delitti di Dolceacqua, l’io narrante stavolta, è quello di Luigi Marchesi, un cantore che oggi sarebbe una star, con la sua vita dissacrata, genio e sregolatezza, riscatti, pentimenti, consolazioni. E parecchio sesso.Marchesi ci getta fin da subito nella mischia di unincontro amoroso, e ci porta a spasso per ponti e palazzi e teatri, lasciandoci alla fine con un rimorso: non aver la possibilitá di dar in cambio una di queste stagioni piene di rumore e di grigiori per una notte nel diciottesimo e diciannovesimo secolo. Dentro tutto questo: una cultura musicale immensa, quella di Maccapani, che ci concede citazioni e cifre, dissertazioni alte, senza annoiarci neanche un po’, e quando lo fa lo fa per poco, perché Marchesi é unmandrillo, e questo l’ho detto ma bisogna ribadirlo: Marchesi é un vero e propriomandrillo. Evirato per esaltarne la classe e le doti canore, si direbbe, cosa che gli permette prestazioni sessuali sicure, e soprattutto cosa di cui la buona noblesse femminile italiana e internazionale vien presto a sapere. Sterile ma generosissimo, e disponendo selvaggiamente ma da galantuomo qual è, non sempre, di tanta virtù, il nostro eroe, tra un’impalmata e un canto e l’altro, ci fa incontrare gli spettri napoleonici, e ci racconta le cose come da dentro un confessionale. Vecchio e malato, infatti, il Marchesi si confessa e un prete l’ascolta. E’ il momento in cui avviene lo stacco e si passa dalla mondanità all’intimitá di cui si diceva, al riscatto che cerca l’uomo.

Marino Magliani

Corriere Nazionale – 3 gen 2010

dicembre 23, 2009

Grazie a tutti e buon Natale

Archiviato in: Uncategorized — achillemaccapani @ 9:30 pm

E’ giunto il momento di tirare le somme, a proposito di questo periodo intenso. Il mio romanzo “Confessioni di un evirato cantore” ha ottenuto buone recensioni. Ulteriori approfondimenti seguiranno, e non mancherò di riprenderli in questo sito web.
Tre incontri di presentazione (Inzago, Ventimiglia e Dolceacqua) sono già alle spalle. Altri incontri sono in programma (Ospedaletti e San Bartolomeo al Mare), oppure in fase di progettazione (Bordighera e altre località). Iniziative, interventi, che sono serviti a far meglio conoscere questo romanzo.
Circa i risultati di vendita, è presto per tracciare un bilancio. Ma posso dire che, sulla base dei primi dati provenienti dall’hinterland milanese e dal ponente ligure, la situazione è più che lusinghiera. Ho anche verificato che Ibs (il primo portale di vendita di libri on line in Italia) ha esaurito nei giorni scorsi la propria dotazione in magazzino e che il tempo di reperibilità del titolo si è allungato da 3 giorni a 2 settimane (anzi, tre: questo a causa della chiusura del distributore librario per via del periodo natalizio).
Colgo pertanto l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno acquistato il libro, che lo hanno scelto per un regalo di Natale agli amici e ai propri cari, e a quanti mi hanno già personalmente espresso, o per email o per interposta persona, il proprio apprezzamento. Non sono mancate le (giustificate) critiche, come è giusto che sia, basate sulla necessità di approfondire questo o quell’aspetto della struttura narrativa che, ahimé, era stato tagliato in sede di editing. Ma, si sa, mettere d’accordo mille teste è sempre stato impossibile. Lo sapeva anche il povero Anton Bruckner, quando rimetteva mano alle sue sinfonie, costretto dalle stroncature dei critici musicali dell’epoca. Perlomeno credo di aver trovato un punto fermo nella struttura di questo romanzo, nel suo sviluppo, per cercare di ricostruire, sia pure con un linguaggio adatto al lettore di oggi, un’epoca storica che appartiene al passato, ma è quantomai vicina ai giorni nostri.
Un’amica scrittrice, Barbara Becheroni, proprio oggi, mi ha scritto queste parole, a proposito del romanzo: “Ho finito il libro, molto piacevole, bello. Un tuffo in un altro mondo. All’inizio pensavo che fosse un personaggio inventato, poi ho visto che non era così, chissà perché mi ero fatta quell’idea. Poi non immaginavo che il teatro fosse una cosa così importante, non lo sapevo proprio. Che i cantanti fossero peggio dei divi del cinema di oggi. E quanto viaggiavano, senza aerei, senza automobili! Abbiamo idee molto vaghe del nostro passato neanche troppo lontano“.
Certo, mi rendo conto, il titolo del romanzo era ed è alquanto forte, e purtroppo suscettibile di battute dovute ad una mancata conoscenza della storia dell’Ottocento italiano: il riferimento ai “Sepolcri” di Ugo Foscolo era infatti esplicito, come pure ad un determinato contesto storico, quello della dominazione napoleonica di Milano, e soprattutto del grande dibattito sociale sviluppatosi attorno alla riforma cimiteriale voluta da Bonaparte, nel nome dell’uguaglianza rivoluzionaria, con l’introduzione delle fosse comuni, negando invece il giusto diritto all’identità delle tombe di chi non v’è più tra noi. Quell’identità, giustamente reclamata da Foscolo nella “Lettera apologetica”, con esplicito riferimento alla figura di Luigi Marchesi, e in via indiretta proprio nei “Sepolcri”, quando definì, con profonda amarezza, “Milano città lasciva / d’evirati cantori allettatrice“. Ovviamente la stragrande maggioranza dei lettori ha ben compreso il significato di quel titolo.
Buon Natale a tutti!

dicembre 19, 2009

L’appuntamento di Dolceacqua

Archiviato in: Uncategorized — achillemaccapani @ 10:16 pm

Il pomeriggio di sabato 12 dicembre ha rappresentato l’occasione per un altro incontro-dibattito, dedicato al romanzo “Confessioni di un evirato cantore”. Assieme a Diego Marangon (libraio/regista teatrale/factotum della Libreria Casella di Ventimiglia), si è sviluppata una discussione vivace, improntata nell’approfondimento di un’epoca storica affascinante, apparentemente lontana, ma anche vicina ai tempi nostri. La sede, la sala consiliare del Comune di Dolceacqua, ha ospitato un pubblico di “pochi ma buoni”, circa 20 presenti, e soprattutto un gruppo di appassionati, curiosi, e interessati a conoscere qualcosa di più, a proposito di questo romanzo.
Colgo pertanto l’occasione per ringraziare l’Amministrazione comunale di Dolceacqua, per avermi scelto per inaugurare la prima rassegna “Autunno d’autore”, occasione di nuovi appuntamenti e iniziative librarie, anche nell’entroterra della Val Nervia, alla quale sono profondamente affezionato.
Propongo pertanto alcune foto ricordo dell’evento.

dicembre 7, 2009

“Confessioni di un evirato cantore”… vincitore del Fiorino d’Argento al XXVII Premio Firenze!

Archiviato in: Uncategorized — achillemaccapani @ 8:07 pm

Nel pomeriggio di sabato 5 dicembre 2009, presso la Sala dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, in occasione della cerimonia di premiazione del XXVII Premio Firenze, sono stati conferiti i premi nelle varie categorie. Per quanto concerne la “narrativa edita”, è stato conferito il Fiorino d’Argento al mio romanzo “Confessioni di un evirato cantore”.
Questa la motivazione espressa nel verbale della giuria:
“Oltre a fornirci una chiave di lettura per un celebre verso dei Sepolcri, il romanzo di Maccapani fa rivivere, attraverso le vicende del cantante Luigi Marchesi, la storia della lirica e della società italiana fra età dei lumi e temperie romantica, fra Metastasio e Mozart, fra culto della dea ragione e riscoperta della fede cristiana.
Artisti, librettisti, musicisti, impresari, teatri rivivono in questo romanzo storico brioso, documentato, con tonalità ed incedere quasi musicali, ma provvisto anche di un’intima moralità”.

Ringrazio la giuria e il Centro Firenze Europa per il conferimento del Fiorino, simbolo della città di Firenze, riconosciuto a questo romanzo.

dicembre 4, 2009

La recensione di New Magazine Imperia

Archiviato in: Uncategorized — achillemaccapani @ 9:45 pm

(Sempre oggi è stata pubblicata su New Magazine Imperia n. 6 – ottobre/novembre 2009 – una recensione di Viviana Spada, dedicata al romanzo “Confessioni di un evirato cantore“. Sul contenuto, pur rinviando al testo che allego di seguito, debbo ammettere che la giornalista milanese, ormai di stanza da alcuni anni nel Golfo Dianese, si è soffermata con forte spirito analitico sul romanzo, andando ad evidenziare una serie di elementi interessanti di approfondimento, attorno all’Evirato. Colgo l’occasione per ringraziare dunque Viviana Spada per questa recensione, lunga e articolata, e nel contempo carica di forte interesse. E le sorprese non sono finite… A.M.)

Confessioni di un evirato cantore: un noir in costume settecentesco

Ci sono libri dei quali s’inizia con entusiasmo la lettura, salvo poi, strada facendo, sentire insinuarsi una certa delusione e un certo disamore che porta al loro abbandono da parte del lettore. Libri che a volte si leggono perché frutto di battage pubblicitari e di marketing talmente massicci da parte di alcuni editori, che pare d’obbligo doverli acquistare e leggere, se no non sei ‘trendy… Altre volte è l’amico di turno che li consiglia, oppure, semplicemente, si scelgono per un bel titolo o una bella copertina.
Poi ci sono libri che ‘arrivano’ misticamente: ‘Confessioni di un evirato cantore’ di Achille Maccapani (Pagg. 478, € 15,90 – Fratelli Frilli Editori, 2009) mi è inaspettatamente giunto da parte dell’autore, conosciuto fra i contatti letterari nel mondo web e poi incontrato fisicamente a una manifestazione letteraria nella nostra provincia.
Egli mi aveva già inviato la bozza di un altro manoscritto dalla quale avevo potuto evincere le indubbie doti di abile scrittore confermate, nello scorso mese di ottobre, dall’uscita di questo nuovo e coinvolgente volume che, partendo dalle vicende personali dell’evirato cantore Luigi Marchesi e del suo grande amore, la pittrice Mary Cosway, introducono il lettore in un mondo affascinante e inquietante al tempo stesso.
Ambientata a cavallo tra fine ‘700 e inizi ‘800, la vicenda racconta la realtà del tempo nei teatri d’Italia e d’Europa, dove autori, cantanti e attori si contendono i favori dei potenti per primeggiare sui rivali; ma narra anche di un periodo interessante e ricco di avvenimenti sia dal punto di vista storico e sociale, sia da quello artistico.
Delitti, inganni, bugie, amori, amanti, tradimenti, finanche la massoneria, si delineano nel corso della lunga confessione che Marchesi fa a don Francesco nei momenti finali della sua lunga e avventurosa vita in cui ha incontrato personaggi ed eventi entrati oggi nei libri di storia.
Il lettore si troverà a viaggiare con il protagonista tra Milano, Firenze, Napoli, Venezia, Londra, San Pietroburgo e altre città europee per concludere il tanto peregrinare a Inzago, cittadina lombarda ai confini tra il Naviglio e l’Adda nella quale egli si rifugia per trovare un po’ di pace.
‘Confessioni di un evirato cantore’ esce come noir ma non si può delimitare a quest’unica etichetta. E’ un volume che avvolge e coinvolge; uno di quei libri che si ‘divorano’ in brevissimo tempo malgrado (ma per fortuna) il notevole spessore, fino all’inaspettato e sorprendente epilogo.
Maccapani si distingue per un linguaggio forbito ma a suo modo di semplice lettura in cui anche l’inesperto saprà apprezzare, oltre che alla narrazione, anche il suo ragguardevole ed encomiabile lavoro di ricerca negli archivi sulla biografia di Luigi Marchesi e la sua apprezzabile e profonda conoscenza della musica e della storia.
Un libro che non si può definire di genere, tout court, e quindi può senza dubbio attirare l’attenzione e la stima non solo dell’appassionato del bel canto o dell’avventura, del mistero o dell’esoterico ma anche dello storico e del musicofilo o, più semplicemente, di chi ama leggere belle storie ben scritte…

Viviana Spada

La recensione e l’intervista su Booksblog

Archiviato in: Uncategorized — achillemaccapani @ 8:00 pm

Oggi la rivista letteraria Booksblog ha dedicato una recensione e un’intervista a me, interamente dedicata al romanzo “Confessioni di un evirato cantore”. Anche in questo caso non sono mancati gli approfondimenti, da parte dell’autore della recensione, Roberto, il quale non ha mancato di sottolineare alcuni aspetti ulteriori del romanzo, rispetto a quelli già emersi nelle precedenti recensioni e interviste. Il link in cui è riportato il servizio è questo.

Confessioni di un evirato cantore. Intervista all’autore Achille Maccapani

Varie volte nell’ascoltare il coro della Cappella Sistina mi sono tornati alla mente i famosi castrati cantori e le mille leggende da cui erano avvolti. Così è stato un vero piacere – sia letterario che di approfondimento – leggere il romanzo storico di Achille Maccapani dedicato proprio ad un evirato cantore, Luigi Marchesi. Il romanzo – dal titolo Confessioni di un evirato cantore (Fratelli Frilli editori, 2009) – ricostruisce la storia del cantante, basandosi su robuste ricerche che fanno da sostrato allo stile di Maccapani, un narrato fluido e accattivante.
Così tra avventure canore, sessuali, politiche e sociali conosciamo un personaggio interessantissimo che, dai fasti dei palcoscenici conclude la sua vita nel silenzio, dopo essere passato per i percorsi dell’amore. Abbiamo rivolto all’autore, Achille Maccapani, alcune domande sul suo libro e su Luigi Marchesi, definito dai suoi contemporanei come “giovane di bell’aspetto, con una figura prestante ed un portamento pieno di grazia. La sua recitazione era animata ed espressiva, grande la sua potenza vocale, ampia la sua estensione”.
Raccontare la storia di Luigi Marchesi, evirato cantore: come mai hai scelto proprio questo argomento?
Mio padre, negli anni ’70 e ’80, aveva svolto le funzioni di segretario dell’ente morale, poi Ipab, Ospedale “Luigi Marchesi” di Inzago, comune dell’hinterland milanese ai confini con le province di Cremona e Bergamo. Durante gli anni di prima e seconda media, lui mi portava con sé in auto per accompagnarlo in ospedale: io restavo nella sala d’attesa per fare i compiti, lui lavorava tra delibere e bilanci. E fissavo le lapidi in ricordo dei benefattori di quell’Ospedale. Ma non c’era nella struttura neppure un ritratto dedicato al fondatore. Pochi mesi dopo, proprio nell’Ospedale Marchesi nel gennaio 1976, è nata mia sorella.
Nel leggere il tuo romanzo si capisce che dietro c’è molta ricerca e studio: ci racconti il percorso che ti ha portato a far nascere “Confessioni di un evirato cantore”?
Era rimasta in me, appunto, la curiosità di sapere chi fosse veramente il fondatore di questo Ospedale. Così, tanti anni dopo (era il 1988), ricevetti da mio padre una copia dattiloscritta del testamento di Marchesi, pieno di correzioni, ripensamenti, revisioni. Frutto evidente di un uomo tormentato dalle paure. Ma la vera molla fu un quaderno datato 1832, rinvenuto nell’archivio della parrocchia di Inzago, e firmato dal viceparroco don Francesco Zoja: in quella relazione era descritta tutta la serie di fatti e circostanze che avevano condotto alla scelta di Marchesi di destinare tutto il suo patrimonio per realizzare un Ospedale, con l’obiettivo di espiazione dei suoi peccati. Dal contenuto della relazione, emergeva il senso di ineluttabilità, come se richiamasse l’arrivo del Commendatore, quasi ad evidenziare che durante la sua vita Marchesi ne avesse fatte di tutti i colori. Così, dopo aver terminato la tesi di laurea in legge, e in attesa di discuterla, dedicai l’intera primavera del 1988 alle ricerche presso gli archivi lombardi. Il risultato fu una prima ricostruzione, un volumetto di 100 pagine edito da un settimanale diocesano che finì presto tra le mani di un dirigente della RAI di Milano: mi propose di fare un trattamento per un radiodramma, ma non sapevo come scriverlo, e nel frattempo dovevo partire per il servizio militare. Mollai tutto, fino al 2005: quando decisi, dopo la pubblicazione del primo romanzo, Taci, e suona la chitarra!, di riprendere e ampliare le ricerche.
A me piace la figura di don Francesco Zoja, il sacerdote che accoglie la confessione di Luigi Marchesi. Quale è, invece, per te, il personaggio più simpatico di tutto il romanzo?
Personalmente ho cercato di valorizzare i tre io narranti del romanzo. Oltre a don Zoja, appunto, anche Luigi Marchesi e Maria Cosway. Con una differenza sostanziale, mentre per don Zoja disponevo della sua relazione del 1832, utilissima per entrare nel suo modo di pensare, e di affrontare la quotidianità vissuta in questo paese rurale, alle prese con i vari problemi, per Marchesi la situazione si è rivelata più ardua. Tutto il suo archivio, per volontà testamentaria, era stato distrutto, così ho dovuto basarmi sui documenti esistenti, non sempre attendibili per svelare la vera personalità del sopranista, cercando di trovare un “fil rouge”, quello dello spirito di ambizione continua, che animò tutte le sue azioni. Diverso, invece, è il caso di Maria Cosway, alla quale mi sono fortemente affezionato: la pittrice italo inglese aveva infatti eliminato tutta la parte della sua corrispondenza con Marchesi dai propri carteggi, così ho dovuto basarmi sulla produzione biografica a lei dedicata per meglio ricostruire il suo carattere e le sue reattività, facendomi aiutare indirettamente dalla splendida interpretazione che ha dato di Cosway l’attrice italo australiana Greta Scacchi nel film “Jefferson in Paris” di James Ivory. Ebbene, proprio per ciò che concerne la relazione e convivenza scandalosa che legò Marchesi e la Cosway, questo romanzo è proprio uno spin-off di “Jefferson in Paris”…
Quale è la parte del romanzo che ti ha creato più difficoltà nello scrivere?Non c’è una parte più difficoltosa, in particolare. Per me questo romanzo ha rappresentato una svolta, un tentativo di alzare l’asticella per ricostruire, dare vita e linfa ad un’epoca storica molto articolata, piena di colpi di scena. Lo ammetto, se non ci fossero state le numerose letture di romanzi della nuova narrativa italiana, e cito su tutti “54” dei Wu Ming, il ciclo noiristico milanese di Giuseppe Genna, la trilogia di Magdeburgo di Alan D. Altieri, non avrei deciso di riscrivere (alla sesta stesura) questo romanzo, e mettere a frutto tutti gli insegnamenti appresi. Anzi, mi sono divertito parecchio a scrivere e riscrivere questa o quella scena che, in sede di editing, apparivano meno riuscite.
Come è cambiato l’Achille Maccapani scrittore dal “Taci e suona la chitarra!” alle “Confessioni di un evirato cantore”?
Taci, e suona la chitarra! era un romanzo di formazione del 1985, riscritto nel 2004, e risentiva delle esperienze giovanili e universitarie milanesi degli anni ‘80. Confessioni di un evirato cantore è un romanzo storico, articolato, in stile moderno, frutto di una maturazione di parecchi anni. Mi sento profondamente cambiato, perché sono cresciuto, e soprattutto perché ho alle spalle la lettura di decine e decine di romanzi, che rappresenta secondo me il metodo migliore per imparare e applicare tecniche, trucchi e metodologie utili quando ci si mette poi a scrivere.
Quali sono le tue letture preferite?
Quelle sopra citate. Ma potrei aggiungere anche i romanzi di Bruno Morchio, Tullio Avoledo, Gianfranco Nerozzi, Valeria Parrella, Giorgio Vasta, Ferruccio Parazzoli, Alessandro Zaccuri. E una serie di titoli ai quali sono affezionato: mi riferisco alla tetralogia ligure di Francesco Biamonti, ai Quattro giorni per non morire di Marino Magliani, e soprattutto ai romanzi di Ignazio Silone. Senza la lettura di classici come Fontamara e Il segreto di Luca, non avrei mai pensato di scrivere romanzi.
Come vedi il panorama editoriale italiano?Strano, difficile, pieno di incognite. Da una parte esiste un sistema di editoria che mira all’utile, al breakeven aziendale, soprattutto da parte delle major, con poco, anzi inesistente, spazio per la narrativa di sperimentazione e ricerca, e totale via libera per prodotti da laboratorio, o comunque in grado di inserirsi nel filone giusto, voluto dai lettori. Ora si cercano solo romanzi di vampiri, domani chissà. Personalmente preferisco studiare, leggere, applicarmi e cercare di migliorare la mia scrittura, per affrontare in futuro qualche nuova sfida. E senza alcun tipo di fretta: la scrittura è la mia “second life” (lavoro nella pubblica amministrazione locale), dunque posso permettermi di scegliere e ponderare quali percorsi voglio e posso intraprendere.

Achille Maccapani
Confessioni di un evirato cantore
Fratelli Frilli, 2009
pp. 478, euro 15,90

dicembre 2, 2009

L’Evirato a Ventimiglia: il servizio fotografico di Pietro Raneri

Archiviato in: Uncategorized — achillemaccapani @ 3:57 pm

Credevo che la serie di fotografie scattate durante la presentazione del romanzo “Confessioni di un evirato cantore”, svoltasi presso l’Hotel Posta di Ventimiglia nel tardo pomeriggio di sabato 28 novembre 2009 fosse giunta ad esaurimento.
Mi sbagliavo.
Due giorni dopo, mi è giunto un compact disc contenente un gran numero di fotografie curate da Pietro Raneri: nel ponente moltissimi conoscono Pietro per il suo costante impegno culturale, sia attraverso l’operato svolto nell’Azienda di Soggiorno locale sia con l’associazione “Borann 2000″, tra Ventimiglia e Sanremo. Ovunque ci sia un evento, Raneri sbuca fuori con la sua macchina fotografica digitale e… zac, immortala tutto! Anche le reazioni più sorprendenti degli spettatori. Ringrazio quindi Pietro Raneri per questo bel regalo fotografico, e metto pertanto a disposizione tutte le foto a disposizione dei lettori.
Confermo pertanto il mio ringraziamento a Diego Marangon e Daniela Gandolfi, ai titolari dell’Hotel Posta di Ventimiglia e a tutti coloro che hanno partecipato alla presentazione, e in particolare (scusandomi con tutti gli altri per le omissioni): Luisella Berrino, voce “storica” di Radiomontecarlo e ideatrice del premio letterario “L’Amaca”, Miriana Rebaudo, già disc-jockey di Radio Ponente ed ora redattrice presso il Corriere Mercantile di Genova (nonchè collaboratrice del quotidiano “La Stampa”), Mario Raimondo, già direttore della sede RAI di Milano, il sindaco di Ventimiglia Gaetano Scullino, i consiglieri comunali di Ventimiglia Franco Ventrella, Alberto Folli, Domenico De Leo e Mauro Merlenghi, il consigliere provinciale Danilo Parodi, il direttore generale della città di Ventimiglia Marco Prestileo, i dirigenti e funzionari della città di Ventimiglia, il dirigente scolastico del 1° circolo ventimigliese Rita Zanolla, la prof.ssa Mara Cilli, oltre ai fotografi Donatella Lauria, Saverio Chiappalone e… last but not least, Pietro Raneri. E ora… sotto con le foto! Buona visione.

novembre 29, 2009

La recensione di Lilli Luini, pubblicata da “Leggendo scrivendo”

Archiviato in: Uncategorized — achillemaccapani @ 6:52 pm

(Oggi pomeriggio, domenica 29 novembre, è stata pubblicata sulla rivista letteraria “Leggendo scrivendo” la recensione di Lilli Luini, dedicata al romanzo “Confessioni di un evirato cantore”.
Mi ha molto colpito lo spirito analitico con cui la Luini ha esaminato il romanzo, servendosi di quelle tecniche affinate, tipiche dei veri scrittori (lei stessa è autrice di due pregevoli romanzi, scritti in coppia con Maurizio Lanteri), e che permettono di comprendere rapidamente se l’autore stia barando o meno. Noto con piacere come il fulcro di questo lavoro sia stato colto, sia pure attraverso una diversa angolazione. Ringrazio naturalmente Lilli Luini per questa gradita sorpresa e pubblico di seguito il testo integrale della recensione. A.M.)


Non oso immaginare quanti mesi, anzi anni, Maccapani abbia dedicato alle ricerche per questo libro. Quante biblioteche abbia visitato, quanti documenti polverosi abbia riesumato dall’oblio.
Perché il protagonista di questa vicenda, l’io narrante principale, è persona realmente esistita, anzi personaggio, e che molto ha condiviso e vissuto della sua epoca.
Luigi Marchesi nasce a Milano nella seconda metà del ‘700. Figlio di un orchestrale, fin da bambino viene avviato al canto, arte per cui dimostra un notevole talento. E, come purtroppo capitava allora, per conservargli questo talento viene sottoposto a una forma di castrazione, tale da impedire lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari. Sterile per sempre, voce bianca per sempre, insomma. È un’epoca, quella di cui stiamo parlando, in cui le donne non calcavano ancora i palcoscenici: ma accadrà da lì a poco. E allora Luigi, che è quello che si definiva un “sopranista”, proprio con loro avrà i peggiori scontri, da loro si dovrà guardare. Ma solo sul palcoscenico: perché l’intervento, a quanto pare, non gli impedisce di diventare un dongiovanni, molto ricercato dalle signore.
Il romanzo racconta la sua vita per intero, così come lui la narra al sacerdote che ha scelto come esecutore testamentario. Giunto alla fine dei suoi giorni, infatti, vuole espiare s i propri peccati, soprattutto un delitto commesso per difesa, lasciando i suoi molti averi al comune di Inzago, dove infatti ancora oggi c’è un ospedale che porta il suo nome.
Maccapani riscopre questa pagina di storia dimenticata che si intreccia con i tumulti europei di quegli anni, e in particolare con l’avventura napoleonica. Non sono molto d’accordo con chi l’ha definito “romanzo noir”: è vero che i personaggi si muovono tra inganni e congiure ed è vero che c’è pure un delitto, ma finisce nel momento in cui viene commesso e non è questo il motore portante del libro. Per dirla in altri termini, non consiglierei questo romanzo a chi ama i noir di Izzo, Manchette o Chandler (qualche nome a caso) ma agli appassionati del romanzo storico. Troveranno una vicenda reale ma fuori dagli schemi, una storia nascosta nelle pieghe della Storia, quasi una biografia romanzata ma attentissima a ogni dettaglio, curata nei particolari. Qui insomma il motore portante è la Storia, la Milano di fine 700 e dell’avvento fragoroso dell’800 sul cui sfondo si consuma una vicenda umana senza paragoni.

Lilli Luini

Altre foto della presentazione di Ventimiglia

Archiviato in: Uncategorized — achillemaccapani @ 10:24 am

Dopo le precedenti foto, scattate da Donatella Lauria, propongo di seguito ulteriori scatti che mi ha appena spedito Saverio Chiappalone. Una gradita sorpresa, perchè non mi aspettavo sinceramente di ricevere queste fotografie.

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