Achille Maccapani Blog

settembre 4, 2009

Un romanzo choc: “Sei caffè” di Paolo Alberti (Eumeswil)

Filed under: Uncategorized — achillemaccapani @ 11:01 pm

E’ capitato tutto per caso. Pochi giorni fa, ho avuto la possibilità di reperire un romanzo interessante, “Sei caffè”, l’opera prima di Paolo Alberti, edito recentemente da Eumeswil.
Per chi non sapesse “chi” è Alberti, si tratta del coautore delle “Avventure dello zio Savoldi”, assieme a Gianluca Morozzi. Proprio Morozzi, l’infaticabile Morozzi, ha aperto – tra le migliaia di impegni che lo vedono in prima linea nel panorama della nuova narrativa italiana – una pregevole collana di narrativa da lui diretta, proprio per i tipi di Eumeswil. Dove figura, appunto, “Sei caffè”.
Proprio la struttura narrativa di questo romanzo mi ha colpito, perchè si divide in sei parti, ognuna delle quali è divisa tra l’io narrante (in corsivo) di un personaggio femminile, una vittima imprigionata in un luogo sconosciuto, ma che mano a mano si definisce, sempre però fino ad un certo punto, e l’altro io narrante (in corpo normale) di un personaggio maschile, in preda alla vita di una compagnia di amici, quelli del Baretto di un’ipotetica città (Bologna?). Ognuna di queste parti è scandita, appunto, da un caffè.
Non aggiungo altro, per non guastare la sorpresa della trama. Ma debbo ammettere che, anzitutto, Alberti ha un bel fegato e una forza espressiva più che notevole nel saper tratteggiare i caratteri dei vari personaggi, nel descrivere i luoghi con una capacità di dirottare il lettore nelle varie situazioni che si dipanano, l’una dopo l’altra, e costringendolo a restare inchiodato alla poltrona. A divorare decine e decine di pagine, a metterlo nelle condizioni di cercare di capire chi è mai questo “psycho-killer” che infesta il quartiere.
Ma proprio in questo fattore sta il merito del romanzo di Alberti: lui riesce a tratteggiare la contestualizzazione di un microcosmo di quartiere di una città provinciale, divisa tra le serate nel locale di tendenza e la partita allo stadio, di una generazione che si sente ancora giovane ma non è capace di fare il salto di qualità per definirsi pienamente “adulta”.
Così, dietro lo sviluppo narrativo incalzante e il finale che mi ricorda non poco “Seven” di David Fincher, emerge un forte messaggio di disagio sociale, un grido di forte accusa, nei confronti di un vissuto attuale che tende sempre più a rifugiarsi nella follia, quantomai possibile, dietro l’angolo, con evidenti rischi di un’esposione di dinamiche non più controllabili. E fortemente pericolose. Proprio per via dell’assenza di coordinate e valori di questa generazione davvero allo sbando.
Il thriller di Paolo Alberti, oltre a rivelarsi una perfetta macchina narrativa da guerra, e che sicuramente piacerà ai lettori dallo stomaco forte, esprime una feroce analisi della generazione dell’apparire e del non essere, della visualizzazione televisiva, e soprattutto del “vuoto a perdere”. Il tutto senza analisi sociologiche, perdite di tempo. Ma con una profondità, un’acutezza e un senso del ritmo narrativo dal taglio cinematografico, che coinvolge il lettore in un girone infernale e tremendamente realista.

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