Achille Maccapani Blog

ottobre 1, 2009

Com’è nato il nuovo romanzo (2° puntata)

Filed under: Uncategorized — achillemaccapani @ 10:54 pm

Quel manoscritto era più di un documento.
Anzi, sembrava proprio un romanzo breve.
Il rapporto del sacerdote, il viceparroco del paese, sembrava una vera e propria confessione rivolta a chissà quale alto prelato della Curia Vescovile di Milano.
E tutto per un solo, grave, peccato: quello di aver accettato la nomina ad esecutore testamentario del sig. Luigi Marchesi.
Perchè il fondatore dell’Ospedale era stato un grande peccatore.
Tra le righe della relazione si faceva capire qualcosa, che non si poteva dire.
Ma che forse era intuibile agli occhi e alle menti dei suoi contemporanei.
Dei prelati ecclesiastici dell’epoca, che sapevano “chi” fosse davvero quel Marchesi.
Peccato solo che negli archivi storici locali si sapesse poco o nulla di Marchesi.
Mi bastarono poche altre settimane per scoprire che, in tarda età, Luigi Marchesi era stato pure membro della Deputazione comunale, una sorta di mini consiglio comunale istituito direttamente su nomina prefettizia, composto da nobili e ricchi del paese.
Ma del suo passato, ahimé, non v’era proprio nulla.
Niente di niente.
Così ho iniziato a fare un po’ di ricerche, al di fuori dei confini del paese.
Mesi e mesi di consultazioni tra le biblioteche e gli archivi di Milano.
E le prime scoperte.
Dopo un po’ di tempo, raccolsi i risultati di quella strana passione per la ricerca sull’identità di uno sconosciuto benefattore del primo ‘800.
E pubblicai un libretto di circa 100 pagine, non destinato alle librerie: il supplemento di un settimanale decanale, diffuso nell’ottobre dell’89.
Che finì dopo poche settimane tra le mani di un funzionario della RAI di Milano.
Mi convocò in quattro e quattr’otto in Corso Sempione.
Arrivai, incredulo e pieno di dubbi in quell’ufficio.
Mi propose di trarre da quella strana storia un radiodramma.
Ma non sapevo come fare, non avevo rudimenti di sceneggiature, di storie costruite dalla verità al verosimile, dai documenti alla finzione.
Lasciai perdere.
Mi ero appena laureato, il servizio militare era alle porte.
Dovevo pensare al futuro, a trovare un lavoro.
Durante la leva, infatti, crollò il muro di Berlino, se ne andò via un altro decennio, poi scoppiò la guerra del golfo, la diretta notturna di un nuovo telegiornale, “Studio Aperto”, con un redivivo Emilio Fede.
Mi immersi nel lavoro, nei concorsi pubblici nazionali.
E mi dedicai a scrivere articoli e saggi di diritto amministrativo.

Fino all’estate del 2004.
Quando ho ritrovato, durante il trasloco da un appartamento all’altro nella mia città, il dattiloscritto del mio primo romanzo, scritto nel 1984 appena ventenne, ancora inedito.
Proprio nell’estate del 2005, mentre attendevo la pubblicazione di quel romanzo, debitamente riveduto, decisi di rimettermi all’opera per approfondire la vita nascosta di quello strano benefattore.
Sono trascorsi ben cinque anni tra letture, studi, approfondimenti.
Ovviamente, tra una pausa e l’altra del mio lavoro, alle prese con altri problemi.
Ma sono stati anni ben spesi.
Perchè ho potuto tornare a studiare la storia lombardo-veneta, i grandi sommovimenti che coinvolsero Milano (e non solo) durante una manciata di decenni tra il Settecento e l’Ottocento.
E mi sono reso conto della straordinaria attualità di quel periodo, capace di esprimere sentimenti, drammi, angosce, emozioni.
Perchè se è vero che, quando a scuola si studiavano i “Sepolcri” di Foscolo, era facile dire che erano una noia mortale, ma se si considera il vero valore derivante dal contesto storico, dal dibattito culturale violentissimo che si era acceso a Milano e dintorni per colpa della legge napoleonica che imponeva le fosse comuni nei cimiteri, e toglieva il diritto per ciascun defunto di poter contare sulla possibilità di essere seppellito dentro una propria bara, col proprio nome e cognome, col suo passato e con tutto quanto aveva vissuto ed espresso, è comprensibile capire le ragioni di quanto volesse dire ai suoi contemporanei il grande poeta.

Ecco perché il titolo del mio romanzo è questo:
“Confessioni di un evirato cantore”.

Luigi Marchesi, il cantante lirico protagonista di questo romanzo, era il bersaglio degli strali polemici che Foscolo non mancò di lanciargli in modo esplicito nella “Lettera apologetica” (dove lo definì un “cantante eunuco”) e indirettamente nei “Sepolcri” (quando definisce Milano una “città lasciva / d’evirati cantori allettatrice”).

In realtà, Marchesi fu il protagonista di una lunga serie di avventure, peripezie e colpi di scena, che ho voluto raccontare in questo romanzo.
Che, proprio in questi giorni, approda nelle librerie.

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