Achille Maccapani Blog

novembre 22, 2009

Il cerchio muto

Filed under: Uncategorized — achillemaccapani @ 11:22 pm

Quando mi sono trovato di fronte a quel tomo, a quella copertina dai toni inquietanti, e dopo aver rinviato più volte la scelta o meno di leggerlo, alla fine la decisione definitiva era maturata dopo aver dato un rapido sguardo alle prime pagine. Senza accorgermi che l’effetto dell’acchiappo, fondamentale per la conquista del lettore, si era già dispiegato, creando in me un effetto di curiosità.
Alla fine la decisione era presa.
Mi sono immerso nella lettura, e dopo cinque giorni lo avevo finito.
Sto proprio parlando dell’ultimo romanzo di Gianfranco Nerozzi, tutto ambientato nella bassa emiliana, dalle parti di Sasso Marconi.
Di che cosa tratti questo incredibile romanzo, non c’è bisogno che mi metta a spiegare la trama per sommi capi. Preferisco che sia ciascun lettore a scoprirla. Anche perchè in realtà il romanzo comprende un vero e proprio reticolo di trame, un vortice pazzesco, apparentemente folle, ma in realtà frutto di un’analisi attenta, di una struttura narrativa congegnata alla massima potenza. Ecco, non vorrei fare paragoni, sostenere che Stephen King è sbarcato in Italia e ha preso le sembianze del “Nero”. No, dico solo che “Il cerchio muto”, pur con le sue scene crude ma necessarie, pur con le sue descrizioni violente, cariche di una tensione pazzesca e condotta a livelli difficili da sopportare, è un signor romanzo, un thriller ad altissima potenza espressiva, dove le descrizioni caratteriali, gli scontri individuali, le poste in gioco sono incommensurabilmente elevate. E soprattutto dove la battaglia tra bene e male assume toni contemporanei più che notevoli. Ecco, se nell’esordio di Lidia Colleoni mi era parso di rinvenire un eccesso di calco negli aspetti sovrannaturali, qui invece l’espediente di “The Mask”, pur nei suoi tratti visibilmente horrorifici, trova una coerenza, una linea di autogiustizialismo per nulla ultraterrena basata su fattori religiosi o pseudoreligiosi, ma che è frutto, testimonianza di tanti casi umani, incredibili da descrivere, finti finchè si vuole, ma pur sempre verosimili.
Ecco, ogni volta che apro un nuovo libro da leggere, mi ritrovo sempre tra le prime (o le ultime, come nei titoli di coda) pagine la clausola che “questo è un prodotto di finzione…”. Eppure la bravura dell’autore è quella di saperti far dimenticare quella clausola, nel farti credere che tutto quanto raccontato è invece credibile, che tutto ha un senso. Questo è veramente il bello della narrativa: imparare a conoscere un’altra verità, un universo reale, al di là di quanto vediamo apparentemente e leggiamo dai giornali, dalle note di agenzia, da un giornalismo sempre meno d’inchiesta, sempre più di desk. Per fortuna esistono i romanzi di qualità, che sanno mettere in luce temi attuali e durissimi (la violenza giovanile, le discoteche, il consumo di droghe tra i giovani, le nuove generazioni delinquenziali e il commercio clandestino di droghe trattate, ecc.), con trame narrative intricate, coinvolgenti e cariche di un’energia, di una potenza tali da non lasciarti neanche un attimo di pausa.
Ecco, in tutto questo, Gianfranco Nerozzi è veramente un maestro della scrittura thrilling.
Un libro, ripeto, per stomaci forti. Ma che lascia un segno forte e decisivo nel lettore. E che, sul piano delle tecniche di scrittura, è veramente una perfetta “macchina da guerra”.

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