Achille Maccapani Blog

novembre 29, 2009

La recensione di Lilli Luini, pubblicata da “Leggendo scrivendo”

Filed under: Uncategorized — achillemaccapani @ 6:52 pm

(Oggi pomeriggio, domenica 29 novembre, è stata pubblicata sulla rivista letteraria “Leggendo scrivendo” la recensione di Lilli Luini, dedicata al romanzo “Confessioni di un evirato cantore”.
Mi ha molto colpito lo spirito analitico con cui la Luini ha esaminato il romanzo, servendosi di quelle tecniche affinate, tipiche dei veri scrittori (lei stessa è autrice di due pregevoli romanzi, scritti in coppia con Maurizio Lanteri), e che permettono di comprendere rapidamente se l’autore stia barando o meno. Noto con piacere come il fulcro di questo lavoro sia stato colto, sia pure attraverso una diversa angolazione. Ringrazio naturalmente Lilli Luini per questa gradita sorpresa e pubblico di seguito il testo integrale della recensione. A.M.)


Non oso immaginare quanti mesi, anzi anni, Maccapani abbia dedicato alle ricerche per questo libro. Quante biblioteche abbia visitato, quanti documenti polverosi abbia riesumato dall’oblio.
Perché il protagonista di questa vicenda, l’io narrante principale, è persona realmente esistita, anzi personaggio, e che molto ha condiviso e vissuto della sua epoca.
Luigi Marchesi nasce a Milano nella seconda metà del ‘700. Figlio di un orchestrale, fin da bambino viene avviato al canto, arte per cui dimostra un notevole talento. E, come purtroppo capitava allora, per conservargli questo talento viene sottoposto a una forma di castrazione, tale da impedire lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari. Sterile per sempre, voce bianca per sempre, insomma. È un’epoca, quella di cui stiamo parlando, in cui le donne non calcavano ancora i palcoscenici: ma accadrà da lì a poco. E allora Luigi, che è quello che si definiva un “sopranista”, proprio con loro avrà i peggiori scontri, da loro si dovrà guardare. Ma solo sul palcoscenico: perché l’intervento, a quanto pare, non gli impedisce di diventare un dongiovanni, molto ricercato dalle signore.
Il romanzo racconta la sua vita per intero, così come lui la narra al sacerdote che ha scelto come esecutore testamentario. Giunto alla fine dei suoi giorni, infatti, vuole espiare s i propri peccati, soprattutto un delitto commesso per difesa, lasciando i suoi molti averi al comune di Inzago, dove infatti ancora oggi c’è un ospedale che porta il suo nome.
Maccapani riscopre questa pagina di storia dimenticata che si intreccia con i tumulti europei di quegli anni, e in particolare con l’avventura napoleonica. Non sono molto d’accordo con chi l’ha definito “romanzo noir”: è vero che i personaggi si muovono tra inganni e congiure ed è vero che c’è pure un delitto, ma finisce nel momento in cui viene commesso e non è questo il motore portante del libro. Per dirla in altri termini, non consiglierei questo romanzo a chi ama i noir di Izzo, Manchette o Chandler (qualche nome a caso) ma agli appassionati del romanzo storico. Troveranno una vicenda reale ma fuori dagli schemi, una storia nascosta nelle pieghe della Storia, quasi una biografia romanzata ma attentissima a ogni dettaglio, curata nei particolari. Qui insomma il motore portante è la Storia, la Milano di fine 700 e dell’avvento fragoroso dell’800 sul cui sfondo si consuma una vicenda umana senza paragoni.

Lilli Luini

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