Achille Maccapani Blog

febbraio 21, 2010

Paolo Cacciolati legge e analizza “Confessioni di un evirato cantore” su “Bottega di lettura”

Filed under: Uncategorized — achillemaccapani @ 12:40 am

(Girando sulla rete, ho scoperto con felice sorpresa la recensione dedicata al romanzo “Confessioni di un evirato cantore”, pubblicata su “Bottega di lettura”, e che porta una firma significativa: quella di Paolo Cacciolati. Come sanno gli addetti ai lavori, Cacciolati è laureato in legge, vive in provincia di Cuneo e lavora nell’imprenditoria privata torinese, ma è un grande appassionato di letture e scritture. Un suo romanzo inedito, finito tra le mani di Aldo Nove, è stato scelto dal gruppo editoriale Mauri Spagnol, e pubblicato sotto il marchio TEA Libri. “Digestione del personale”, il suo atteso esordio, è una vera e propria “killing machine”, nella quale l’estro vocale di Rob Halford e la possente ritmica dei Judas Priest sono sostituiti da un ritmo cinematografico a metà tra Scorsese e Tarantino, nell’illustrare lo scenario contemporaneo di un’Italia sempre più alla deriva, quella delle piccole e medie imprese, alle prese con i fondi per la formazione, le piccole e grandi corruzioni nel mondo aziendale. Un tema, questo, che sta attirando evidentemente la nuova narrativa italiana, visto che proprio di recente pure Sergio Paoli nel romanzo “Monza delle delizie” ha battuto lo stesso terreno. Ma torniamo all’Evirato secondo Cacciolati. Quella che mi ha più colpito è stata la sua analisi, la sua visione complessiva di questo romanzo, tale da vedere in esso la contemporaneità delle azioni, delle gesta, delle situazioni, e soprattutto i punti in comune con l’epoca (triste) dei giorni nostri. Purtroppo le tematiche attorno alle quali ci si trova a dibattere non sono cambiate, e si capisce davvero quanto il passato, pur facendoci da maestro, in più di un’occasione si è rivelato inascoltato da noi contemporanei. Per chi ha studiato la cultura classica, l’apertura mentale, il senso critico, la capacità di un’analisi profonda che vada ben oltre il contingente, non verrà mai meno. Ecco perchè questa lettura di Paolo Cacciolati, oltre a conquistare, rappresenta per me lo sprone, lo stimolo a fare di più, meglio, e perfezionarmi. E per questo lo ringrazio vivamente.)

Potrei titolare questo pezzo le cose che dovete sapere per scrivere un romanzo storico. Io è da una vita che vorrei scrivere un romanzo storico, ma mi hanno sempre bloccato mille dubbi. Come parlano le persone vissute qualche secolo fa? Che razza di dialoghi metto loro in bocca? Che pensieri vomerano i loro prati mentali? E, naturalmente, come fanno l’amore?
Queste sono solo alcune tra le domande più stupide che mi vengono in mente.
Leggendo Confessioni di un evirato cantore, di Achille Maccapani, non ho trovato esattamente le risposte che mi aspettavo, ma ci sono andato vicino. E poi mi sono ricordato di quella frasetta che al liceo buttava lì il prof di greco, leggendoci Archiloco. L’uomo è sempre lo stesso, e così i suoi pensieri.
Più che un romanzo storico, definirei Confessioni di un evirato cantore un romanzo in costume, dove il lettore si immerge nei costumi di quella che è stata l’ultima epoca di sfarzo nobiliare, il periodo tra fine settecento e inizio ottocento, a cavallo tra rivoluzione e restaurazione, prima che lo tsunami storico della borghesia spazzasse via quel mondo fatto di alte (o basse) corti.
Così, per dirla con Marino Magliani che scrive la quarta di copertina (e per soddisfare uno dei miei balenghi quesiti di cui sopra), impariamo come un evirato potesse condurre al delirio -non solo dei sensi- le damazze dell’alta società, tra nastri e cuscini, parrucchini e concerti. E non solo. Impariamo come ci si sfidava a duello, gli intrighi di corte, l’ammissione a una loggia massonica, come si vestivano le ragazze negli strusci milanesi di inizio ottocento e cento altri dettagli che tratteggiano l’epoca meglio di un manuale di storia.
Ma sto volutamente trascurando il vero protagonista di questo libro. No, non è Luigi Marchesi, il nostro evirato cantore, primo sopranista del Teatro alla Scala, che ci prende per mano a seguire le sue avventure tra successi e pericoli in una società divisa tra la dominazione austriaca e la cometa napoleonica. Il Marchesi ha solo funzione di psicopompo nel condurci al vero protagonista della storia, ovvero a quello che potrebbe essere l’ospite dominante, tra le passioni del nostro Achille Maccapani. La scrittura? chiedete voi. Nooo, perlomeno non solo, rispondo io. La storia? Proverà a dire qualcun altro. Certo, dico io, nel nostro autore è evidente la cura per il dettaglio storico, il gusto per la riproduzione fedele della società dell’epoca. Ma non è neppure questa, secondo me, la sua vera passione.
I più perspicaci tra voi avranno sicuramente capito quale sia la più grande passione di Achille Maccapani, che emerge inesorabile in questo libro, prima in modo sommesso, come pisciatine fatte di nascosto all’ombra di un portone, poi in modo sempre più prepotente. Chi non ha ancora capito ovviamente non deve far altro che leggere il romanzo.
La narrazione ha un ritmo veloce, attacca con Luigi Marchesi che nel pieno di un incontro amoroso deve fuggire dai sicari e commette un omicidio. Poi il risveglio notturno e la consapevolezza dell’amaro che gli ha lasciato quel sogno: una vita trascorsa a rincorrere obiettivi fatui. Così matura la decisione di parlare con Padre Francesco, un giovane prete di campagna ai confini tra il Naviglio e l’Adda. Instaurerà con lui un fitto dialogo, attraverso vari incontri. E’ lo stratagemma che permette al protagonista, e a noi con lui, di ripercorrere tutte le tappe della sua vita a dir poco movimentata.
Foscolo, Mozart, Paganini, sono solo alcuni dei personaggi che il nostro incontrerà lungo il suo cammino. Non dico dove condurrà questo cammino, per non togliere al lettore il gusto della sorpresa, ma certo il percorso risulta leggiadro a seguirsi, lieve come una delle piume adornanti i cappellini delle nobildonne che si accompagnano al nostro evirato cantore.

Achille Maccapani, Confessioni di un evirato cantore, Fratelli Frilli, pp. 478, euro 15,90

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